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venerdì 26 febbraio 2016

Milano. Besostri disponibile a candidarsi a sindaco


Felice Besostri, l’avvocato anti-Italicum, ha dato la propria disponibilità a candidarsi a sindaco di Milano. L’iniziativa nasce da una richiesta partita da ambienti laici della sinistra socialista alla quale Besostri ha deciso di aderire e “rappresenta anche una risposta all’ipotesi di una candidatura di Curzio Maltese di cui si parla oggi sul Manifesto”, spiega lo stesso Besostri. “L’idea – aggiunge – è quella di costruire una lista di sinistra, ovviamente diversa da quella che sosterrà Giuseppe Sala, in cui confluiscano liste civiche, comitati di quartiere la componente socialista di sinistra, Rifondazione comunista, Sinistra italiana”.
Ex senatore, avvocato, Besostri è stato prima protagonista della battaglia, vinta, contro il Porcellum, poi ‘bocciato’ dalla Consulta, e ora è capofila dell’iniziativa contro l’Italicum, la nuova legge elettorale, impugnata di fronte a 17 tribunali italiani: è di due giorni fa la notizia che il
tribunale di Messina ha deciso di rinviare gli atti alla Consulta dubitando della costituzionalità dell’Italicum.
Besostri è stato anche in lizza per la Corte Costituzionale nell’ultima tornata di votazioni da parte del Parlamento in seduta comune.
Fonte: Ansa
Milano. Besostri disponibile a candidarsi a sindaco

martedì 16 febbraio 2016

Perché il socialismo?di Albert Einstein



E' prudente per chi non sia esperto in materia economica e sociale esprimere opinioni sul problema del socialismo? Per un complesso di ragioni penso di sì.

Consideriamo dapprima la questione dal punto di vista della conoscenza scientifica. Potrebbe sembrare che non vi siano essenziali differenze di metodo tra l'astronomia e l'economia: in entrambi i campi gli scienziati tentano di scoprire leggi generalmente accettabili per un gruppo circoscritto di fenomeni, allo scopo di rendere il più possibile comprensibili le connessioni tra questi stessi fenomeni. Ma in realtà tali differenze di metodo esistono. La scoperta di leggi generali nel campo economico è resa difficile dal fatto che i fenomeni economici risultano spesso influenzati da molti fattori difficilmente valutabili separatamente. Inoltre l'esperienza accumulata dal principio del cosiddetto periodo civile della storia umana è stata, come ben si sa, largamente influenzata e limitata da cause che non sono di natura esclusivamente economica.

Molti dei maggiori Stati, per esempio, dovettero la loro esistenza a conquiste. I conquistatori si stabilirono, giuridicamente ed economicamente, come classe privilegiata nel Paese conquistato. Essi si presero il monopolio della proprietà terriera e formarono un sacerdozio con uomini della loro classe. I preti, avendo il controllo dell'educazione, trasformarono la divisione in classi della società in un'istituzione permanente e crearono un sistema di valori dal quale, da allora in poi, il popolo si lasciò in gran parte inconsciamente guidare nella sua condotta sociale.

Ma la tradizione storica è, per così dire, di ieri; oggi noi abbiamo realmente superato quella che Thorstein Veblen chiamò la "fase predatoria" dello sviluppo umano. I fatti economici osservabili appartengono a quella fase e anche le leggi che noi possiamo ricavare non sono applicabili alle altre fasi. Poiché il vero scopo del socialismo è precisamente di superare e andare al di là della fase predatoria dello sviluppo umano, la scienza economica nelle sue attuali condizioni può gettare ben poca luce sulla società socialista del futuro.

In secondo luogo, il socialismo mira ad un fine etico-sociale. La scienza, viceversa, non può creare fini, e ancormeno imporli agli esseri umani; essa, al massimo, può fornire i mezzi con cui raggiungere certi fini. Questi sono concepiti da persone con alti ideali etici e se essi non sono sterili, ma vitali e forti, sono assunti e portati avanti da quella larga parte dell'umanità che, per metà inconsciamente, determina la lenta evoluzione della società.
Per queste ragioni, noi dovremmo guardarci dal sopravvalutare la scienza e i metodi scientifici quando si tratta di problemi umani; e non dovremmo presumere che gli esperti siano i soli che hanno il diritto di esprimersi su questioni che concernono l'organizzazione della società.

Da un po' di tempo innumerevoli voci asseriscono che la società sta attraversando una crisi, che la sua stabilità è stata gravemente scossa. Caratteristica di questa situazione è che gli individui si sentano indifferenti e persino ostili al gruppo, sia esso grande o piccolo, cui appartengono. Per illuminare questo concetto, ricorderò un'esperienza personale. Recentemente discutevo con un uomo intelligente e di larghe vedute sulla minaccia di una nuova guerra che, a mio giudizio, porterebbe gravi danni all'esistenza del genere umano, e facevo notare che solo un'organizzazione internazionale potrebbe proteggerci da questo pericolo. Allora il mio interlocutore, con molta calma e freddezza mi disse: "Perché siete così profondamente contrario alla scomparsa della razza umana?". lo sono sicuro che solo un secolo fa nessuno avrebbe fatto con tanta leggerezza una dichiarazione di questo genere. E' la dichiarazione di un uomo che si è sforzato di raggiungere il suo equilibrio interno e ha più o meno perduto la speranza di riuscirvi. E' l'espressione di una penosa solitudine e di un isolamento di cui molti soffrono. Quale ne è il motivo? C'è una via d'uscita?

E' facile sollevare queste questioni, ma difficile rispondervi con un certo grado di sicurezza. Tenterò tuttavia, come meglio posso, sebbene sappia che i nostri sentimenti e i nostri sforzi siano spesso contradditori e oscuri e non possano essere espressi in formule semplici e chiare.
L'uomo è, nello stesso tempo, un essere solitario e sociale. Come essere solitario, egli tenta di proteggere la sua esistenza e quella di coloro che gli sono vicini, di soddisfare i suoi desideri personali e di sviluppare le sue innate capacità. Come essere sociale, egli cerca di guadagnarsi la stima e l'affetto degli altri esseri umani, di partecipare alle loro gioie, di confortarli nei loro dolori e di migliorare le loro condizioni di vita.

Solo l'esistenza di questi vari e spesso contradditori sforzi dà ragione del particolare carattere di un uomo, e le loro speciali combinazioni determinano in quale grado un individuo possa raggiungere un equilibrio profondo e contribuire al benessere della società. E' possibile che la relativa forza di questi due indirizzi sia in gran parte determinata dall'eredità. Ma la personalità che emerge alla fine è largamente formata dall'ambiente nel quale accade che l'uomo si trovi durante il suo sviluppo, dalla struttura sociale in cui cresce, dalle tradizioni di quella società e dal suo giudizio sui particolari tipi di comportamento. L'astratto concetto di "società" significa per l'essere umano individuale la somma totale dei suoi rapporti diretti e indiretti con i suoi contemporanei e con tutti gli uomini delle precedenti generazioni.

L'individuo è in grado di pensare, sentire, lottare e lavorare da solo; ma è tale la sua dipendenza dalla società, nella sua esistenza fisica, intellettuale ed emotiva, che è impossibile pensare a lui o comprenderlo fuori dalla struttura della società. E' la "società" che provvede l'uomo del cibo, dei vestiti, della casa, degli strumenti di lavoro, della lingua, delle forme di pensiero e della maggior parte dei contenuti del pensiero; la sua vita è resa possibile dal lavoro e dalle realizzazioni dei molti milioni di uomini, passati e presenti, che si nascondono dietro la piccola parola "società".

E' evidente perciò che la dipendenza dell'individuo dalla società è un fatto di natura che non può essere abolito; proprio come nel caso delle formiche e delle api. Tuttavia, mentre l'intero processo della vita delle formiche e delle api è fissato fin nei più piccoli dettagli dai rigidi istinti ereditari, il modello sociale e le relazioni tra gli esseri sociali sono molto variabili e suscettibili di mutamenti. La memoria, la capacità di nuove combinazioni, il dono della comunicazione verbale hanno reso possibili tra gli essere umani sviluppi che non sono dettati da necessità fisiologiche. Tali sviluppi si manifestano in tradizioni, istituzioni e organizzazioni, nella letteratura, nel perfezionamento scientifico e costruttivo, in opere d'arte. Questo spiega come accade che, in un certo senso, l'uomo possa influenzare la propria vita con la sua condotta, e che in quel processo possano avere una parte il pensiero e la volontà consapevoli.

L'uomo acquista dalla nascita, per eredità, una costituzione biologica che dobbiamo considerare inalterabile e fissa, che contiene gli impulsi naturali caratteristici della specie umana. Inoltre, nel corso della sua vita, egli acquista un abito culturale che riceve dalla società per mezzo di un complesso di rapporti e di molte altre specie di influenze. Questo abito culturale, col passare del tempo, è soggetto a mutamento e determina in grado molto elevato le relazioni tra l'individuo e la società. Su questo possono poggiare le loro speranze coloro che lottano per migliorare il destino dell'uomo; gli esseri umani non sono condannati, a causa della loro costituzione biologica, ad annientarsi l'un l'altro o a essere alla mercé di un destino crudele.

Se ci domandiamo come la struttura della società e l'atteggiamento culturale dell'uomo dovrebbero essere modificati al fine di rendere la vita umana quanto più possibile soddisfacente, dobbiamo essere costantemente consci che vi sono certe condizioni che non possono essere modificate. Come ho già detto, la natura biologica dell'uomo non è soggetta a mutamenti, almeno praticamente. Inoltre, gli sviluppi tecnologici e demografici degli ultimi secoli hanno creato condizioni destinate a durare. In popolazioni stabili e di densità relativamente elevata, con i beni indispensabili alla loro esistenza, sono assolutamente necessari un'estrema divisione del lavoro e un sistema produttivo altamente centralizzato. Il tempo, ai nostri occhi così idillico, in cui gli individui o gruppi relativamente piccoli potevano essere completamente autosufficienti, è passato per sempre. E' appena una lieve esagerazione affermare che il genere umano costituisce fin d'ora una comunità planetaria di produzione e di consumo.

Eccomi giunto al punto in cui mi è possibile indicare brevemente che cosa per me costituisca l'essenza della crisi del nostro tempo. L'individuo è divenuto più che mai consapevole della sua dipendenza dalla società. Questa dipendenza però egli non la sente come positiva, come un legame organico, come un fatto produttivo, ma piuttosto come una minaccia ai suoi diritti naturali o anche alla sua esistenza economica. Inoltre, la sua posizione nella società è tale che gli impulsi egoistici del suo carattere vanno costantemente aumentando, mentre i suoi impulsi sociali, che sono per natura più deboli, vengono di mano in mano deteriorandosi. Tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro posizione nella società, sono danneggiati da questo processo di deterioramento. Inconsciamente prigionieri del loro egoismo, essi si sentono malsicuri, soli e privi dell'ingenua, semplice e non sofisticata gioia della vita. L'uomo può trovare un significato alla vita, breve e pericolosa com'è, solo votandosi alla società.

L'anarchia economica della società capitalistica, quale esiste oggi, è secondo me la vera fonte del male. Vediamo di fronte a noi un'enorme comunità di produttori, i cui membri lottano incessantemente per privarsi reciprocamente dei frutti del loro lavoro collettivo, non con la forza ma, complessivamente, in fedele complicità con gli ordinamenti legali. Sotto questo punto di vista è importante comprendere che i mezzi di produzione -vale a dire tutta la capacità produttiva che è necessaria sia per produrre beni di consumo quanto per produrre capitale addizionale- può essere legalmente, e per la maggior parte dei casi è, proprietà dei singoli individui.

Per semplicità, nella discussione che segue, io chiamerò "lavoratori" tutti coloro che non partecipano alla proprietà dei mezzi di produzione, sebbene ciò non corrisponda all'uso abituale del termine. Il proprietario dei mezzi di produzione è in grado di comperare il potere-lavoro del lavoratore. Usando i mezzi di produzione, il lavoratore produce nuove merci che divengono proprietà del capitalista. Il punto essenziale di questo processo è la relazione tra ciò che il lavoratore produce e la misura in cui viene pagato, misurando entrambe le cose in termini di valore reale. Dal momento che il contratto di lavoro è "libero", ciò che il lavoratore percepisce è determinato non dal valore delle merci che produce, ma dalle sue esigenze minime e dalla richiesta capitalistica di potere-lavoro, in relazione al numero dei lavoratori che sono in concorrenza tra di loro per i posti di lavoro. E' importante comprendere che anche in teoria il pagamento del lavoratore non è determinato dal valore del suo prodotto.

Il capitale privato tende a essere concentrato nelle mani di una minoranza, in parte a causa della concorrenza tra i capitalisti e in parte per il fatto che lo sviluppo tecnologico e la crescente divisione del lavoro incoraggiano la formazione di più larghe unità di produzione a spese delle più piccole. Il risultato di questo sviluppo è un'oligarchia del capitale privato, il cui enorme potere non può essere effettivamente arrestato nemmeno da una società politica democraticamente organizzata. Ciò è vero dal momento che i membri dei corpi legislativi sono scelti dai partiti politici, largamente finanziati o altrimenti influenzati dai privati capitalisti che, a tutti gli effetti pratici, separano l'elettorato dalla legislatura.

La conseguenza si è che di fatto i rappresentanti del popolo non proteggono sufficientemente gli interessi degli strati meno privilegiati della popolazione. Inoltre, nelle condizioni esistenti, i capitalisti privati controllano inevitabilmente, in modo diretto o indiretto, le principali fonti d'informazione (stampa, radio, insegnamento). E' così estremamente difficile, e in realtà nella maggior parte dei casi del tutto impossibile, che il cittadino privato giunga a oggettive conclusioni e a fare un uso intelligente dei suoi diritti politici.

La dominante in un'economia fondata sulla proprietà privata del capitale è caratterizzata da due principi basilari: primo i mezzi di produzione (il capitale) sono posseduti da privati e i proprietari ne dispongono come meglio credono; secondo, il contratto di lavoro è libero. Naturalmente una società capitalistica pura, in questo senso non esiste. In particolare si dovrebbe notare che i lavoratori, attraverso lunghe e dure lotte politiche, sono riusciti ad assicurare per certe loro categorie una forma alquanto migliorata di "libero contratto di lavoro". Ma, presa nell'insieme, l'economia odierna non differisce dal "puro" capitalismo.

Si produce per il profitto, non già per l'uso. Non esiste alcun provvedimento per garantire che tutti coloro che sono atti e desiderosi di lavorare siano sempre in condizioni di trovare un impiego; un "esercito di disoccupati" esiste quasi in permanenza. Il lavoratore vive nel costante timore di perdere il suo impiego. Poiché i disoccupati e i lavoratori mal retribuiti non rappresentano un mercato vantaggioso, la produzione delle merci per il consumo è limitata, con conseguente grave danno. Il progresso tecnico spesso si risolve in una maggiore disoccupazione, piuttosto che in un alleggerimento del lavoro per tutti. Il movente dell'utile, insieme con la concorrenza tra i capitalisti, è responsabile dell'instabilità nell'accumulazione e nell'utilizzazione del capitale, destinata a portare a crisi sempre più gravi. Una concorrenza illimitata porta a un enorme spreco di lavoro e a quel deterioramento della coscienza sociale degli individui cui ho prima accennato.

Questo avvilimento dell'individuo io lo considero il maggior male del capitalismo. Tutto il nostro sistema educativo ne è danneggiato. Un'attitudine competitiva esagerata viene inculcata allo studente, così condotto, come preparazione alla sua futura carriera, ad adorare il successo.

Sono convinto che vi sia un solo modo per eliminare questi gravi mali: la creazione di una economia socialista, accompagnata da un sistema educativo volto a fini sociali. In una tale economia i mezzi di produzione sono di proprietà della società e vengono utilizzati secondo un piano. Un'economia pianificata che adatti la produzione alle necessità della comunità, distribuirebbe il lavoro tra tutti gli abili al lavoro e garantirebbe i mezzi di sussistenza a ogni uomo, donna e bambino.

L'educazione dell'individuo, oltre che incoraggiare le sue innate qualità, dovrebbe proporsi di sviluppare il senso di responsabilità verso i suoi simili, invece dell'esaltazione del potere e del successo che è praticata dalla nostra attuale società.

E' tuttavia necessario ricordare che un'economia pianificata non è ancora socialismo. Un'economia pianificata come questa può essere accompagnata dal completo asservimento dell'individuo. Il raggiungimento del socialismo richiede la soluzione di alcuni problemi politico-sociali estremamente difficili: come è possibile in vista di una centralizzazione di vasta portata del potere politico ed economico, impedire che la burocrazia divenga potente e prepotente? Come possono essere protetti i diritti dell'individuo ed essere con ciò assicurato un contrappeso democratico alla potenza della burocrazia?

Albert Einstein (da Monthly Review, New York, maggio 1949)

lunedì 15 febbraio 2016

Sindaci tecnici per le grandi città: stesso film del dopo Tangentopoli degli anni ’90





E’ evidente a tutti lo stato di crisi di idee, di consensi e soprattutto di personale politico spendibile in cui versano i partiti della seconda Repubblica
Ci risiamo: una pletora di tecnici prestati alla politica candidati alla guida delle più grandi e importanti città italiane.  Si ritorna decisamente al passato e cioè al dopo “Tangentopoli” di oltre 20 anni fa e all’introduzione della legge per l’elezione diretta del sindaco, quando i partiti superstisti dalle macerie di “Mani pulite” e quelli nuovi partoriti della cosidetta “Seconda Repubblica” si affannavano alla ricerca di magistrati, uomini di legge e imprenditori di successo per far loro indossare la fascia tricolore di rappresentanza e lasciare dietro le quinte alla nomenklatura elettoralmente impresentabile il tavolo di gioco e i cordoni della cassa. Si pensi alla stagione di sindaco di Genova del magistrato Adriano Sansa e il “signore” del caffè Riccardo Illy a Trieste.  Due esempi per tutti liquidati poi in tutta fretta perchè completamente avulsi e “marziani” delle regole della politica che non si piegavano ai rituali del sottogoverno e delle decisioni assunte in cabina di regia dalle segreterie dei partiti. E  da quelle “infelici” esperienze però partì la stagione dei sindaci ovvero nomi di rilievo nazionale che andarono a guidare le loro città che sino allora li avevano proiettati in parlamento: Antonio Bassolino a Napoli, Francesco Rutelli a Roma, Adriana Poli Bortone a Lecce, Enzo Bianco a Catania e Leoluca Orlando a Palermo (questi ultimi due dopo un ventennio ancora in carica nelle rispettive città, ndr). Una stagione decisamente proficua per coloro i quali accettavano di scendere “in serie B” in fascia tricolore rispetto all’Olimpo di Montecitorio e Palazzo Madama, se si considera che a cavallo tra fine secolo e inizio Terzo millennio quasi tutti poi si sono alternati negli importanti dicasteri dei vari governi come vicepresidenti del Consiglio, Ministri dell’Interno, del Lavoro dei Beni Culturali e delle Politiche agricole. Tutta questa ricostruzione storica l’abbiamo fatta per arrivare all’emergenza odierna della politica nelle grandi città. A Milano centro-sinistra e centro-destra si debbono affidare infatti ai tecnici già “City Manager” dei sindaci Letizia Moratti (Beppe Sala) e Gabriele Albertini (Stefano Parisi), mentre a Roma prende il volo per il centro-destra il nome di Guido Bertolaso, per sostituire nella città della Madonnina il sindaco arancione Giuliano Pisapia e nella capitale lo scranno del defenestrato Ignazio Marino. E’ evidente a tutti lo stato di crisi di idee, di consensi e soprattutto di personale politico spendibile in cui versano i partiti della seconda Repubblica, nonostante in questi anni molti politici di primo piano abbiamo tentato di giocare la carta del riciclo come sindaci di grandi città, per tutti l’esempio di Piero Fassino, primo cittadino di Torino e presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). Si ritorna dunque al passato, come si diceva in apertura, ma questa volta al posto di magistrati e imprenditori, si cerca la figura intermedia del tecnico della politica (chiamarli burocrati è troppo offensivo) in attesa che la politica compia la sua catarsi, che agli italiani passi l'”incazzatura” elettorale per tornare “come prima e più di prima” ai vecchi vizi della tradizione italiana: “fuori i secondi che il titolo mondiale è un incontro riservato ai pesi massimi, i professionisti della nobile arte”.


FONTE  PENSALIBERO

VERSO UNA LISTA CIVICA E MUNICIPALE


E' in campo la proposta per una lista civica e municipale per le amministrative | e-participation ed eventi a Milano e sua area metropolitana: cittadini e amministratori assieme per una citta' partecipata

Lunedi 15 alle 20,30 a Palazzo Marino prende corpo la proposta di una partecipazione ai processi deliberativi comunali, che riguardano la qualità della vita pubblica milanese, che non si riduca alle primarie di partito e al voto/non voto alle elezioni.
Siamo quelli dei referendum, tradotti al 30% in particolare Area C per fare cassa, quelli delle proposte di modifica dello statuto comunale e metropolitano, per moltiplicare e rendere efficaci gli strumenti della partecipazione dei cittadini alla politica pubblica che maggiormente li riguarda.
Non ci rassegnamo ad un ruolo di spettatori né alla esternalizzazione ai manager dell'esercizio della funzione politica ma non ci limitiamo a mugugnare o ad aumentare la percentuale dei non votanti.
Vogliamo provare a razzolare come predichiamo, cioè a praticare forme effetive di partecipazione, vogliamo farlo in modo aperto e trasversale, in modo tale che i cittadini di buona volontà possano confrontarsi sulle questioni concrete della vita quotidiana milanese e sugli interventi che ne definiranno il futuro. Vogliamo che possano farlo indipendentemente dalla loro cultura ed esperienza politica di appartenenza e di provenienza, trovando attraverso il confronto delle soluzioni fattibili, non slogan o proclami.
Abbiamo aperto da tempo un dialogo con le esperienze collettive che si sono messe in campo così, aperte, plurali, non rassegnate e vogliamo condividere insieme le proposte per Milano e la sua città Metropolitana.
Molti ci hanno sollecitato ma abbiamo detto che non basta delegare occorre condividere insieme la proposta e la pratica per una politica democratica degna di questo nome.
Eccoci, ora ci siamo.
E' in campo la proposta per una lista civica e municipale per le amministrative | e-participation ed eventi a Milano e sua area metropolitana: cittadini e amministratori assieme per una citta' partecipata

sabato 23 gennaio 2016

Il doppio record: 70 Borghi Storici e tutti in degrado - i candidati Sindaco cosa pensano di fare? | e-participation ed eventi a Milano e sua area metropolitana: cittadini e amministratori assieme per una citta' partecipata



Segnalatelo ai candidati sindaco e chiedete loro di occuparsene. Ce ne sono 70 di borghi storici a Milano, un primato. Rappresentano ancora dei quadri pittoreschi. É la Milano lontana dai grattacieli. Risalgono al medioevo, o anche prima, sono stati ritoccati nel XVII e XVIII secolo, per cui si può dire che i borghi milanesi hanno un aspetto prevalentemente medievale-barocco-neoclassico, ognuno potrebbe adattarsi a scenario cinematografico. Un’intera civiltà, bellissima, un patrimonio unico, che poche o nessuna metropoli dispone nella stessa misura e quantità perché il territorio altrove non è storicamente altrettanto fertile da consentire un simile sviluppo di località rurali abitabili. Purtroppo, a parte significativi interventi dei soli privati, versano tutti in un degrado pazzesco, sono la vergogna della città, quando il loro recupero potrebbe essere il suo vero fiore all’occhiello, schema di buona amministrazione, di rilancio delle periferie popolari (non sempre e non troppo, però). Qualche volta, ad onor del vero, l'amministrazione comunale è intervenuta, ha cercato, tramite interventi sporadici, di sistemare almeno quelli più popolati. Ma si tratta sempre di interventi di scarso impegno, insufficienti e talvota perfino sbagliati. 
O milanesi! Qui sotto e in allegato, ecco un piccolo saggio della vostra città, quella che non volete vedere. Preferite sognare la riapertura della Cerchia dei Navigli, nonostante quel paesaggio sia stato completamente cancellato dalla furia iconoclasta dei vostri nonni e cementificatrice dei vostri padri. Ma questi dei borghi sono angoli veri, autentici, meritano la precedenza assoluta anche perché stanno cadendo a pezzi e come voi rimproverate a chi vi ha preceduto di essere stati insensibili nel distruggere la Milano di Stendhal, così i vostri discendenti vi rimprovereranno aspramente di non avere saputo salvare quello che resta di quel mondo, di non averli messi in sicurezza, di avere distrutto gli ultimi lembi di un paesaggio che sopravvive a malapena fra un mare inammissibile di cemento.
I borghi sono una risorsa, sappiatelo.



Il doppio record: 70 Borghi Storici e tutti in degrado - i candidati Sindaco cosa pensano di fare? | e-participation ed eventi a Milano e sua area metropolitana: cittadini e amministratori assieme per una citta' partecipata

venerdì 22 gennaio 2016

Sono partite le Primarie del Centro-Sinistra. Chi vincerà? E chi vincerà, sarà anche il Sindaco? | e-participation ed eventi a Milano e sua area metropolitana: cittadini e amministratori assieme per una citta' partecipata

Sono partite le primarie del Centro-Sinistra che si concluderanno domenica 7 Febbraio ed è iniziata quindi anche la Campagna Elettorale.
Sono ben 2 anni che su PartecipaMI è iniziata la discussione sulle Comunali Milano 2016, dieci mesi dal mio primo intervento e 1 mese dalla mia ultima discussione nelle quali miravo alla scelta, da parte dei Cittadini e non dei partiti, di un Sindaco che sia in grado di garantire, oltre ad una buona conduzione Amministrativa-Politica-Sociale della città, anche e soprattutto l’identificazione del sistema di corruzione che ha gravato anche sulla gestione Pisapia, girando intorno alle opere di EXPO - e non solo di EXPO – ed ha interessato oltre alla Regione, anche il Comune.
La prima cosa che chiedo al nuovo Sindaco è di far in modo che vengano trovati ed eliminati non solo i "manovali, ma soprattutto i "MANDANTI", perché come Antonio Di Pietro ha recentemente ribadito, «Milano è l’espressione più chiara del fatto che non è cambiato nulla dalla prima Repubblica. La city milanese tesse gli stessi intrighi di potere che c’erano durante Tangentopoli». (nella mia ultima discussione si trovano i dettagli con nomi e cognomi degli arrestati ed inquisiti per il Comune di Milano).
La mia proposta però non è stata accettate da Antonio Di Pietro, Simbolo di Mani Pulite (o Tangentopoli), che preferisce star fuori da questa bagarre per cui, se non ci saranno altre proposte interessanti della Società Civile, dovremo... mangiare questa minestra.
I candidati alle Primarie sono 4 (in ordine alfabetico):
Francesca Balzani, attuale Vice Sindaco
Antonio Iannetta, che non conosco
Pierfrancesco Majorino, attuale Assessore alle Politiche Sociali
Giuseppe Sala, Commissario unico di EXPO - convertito sulla via della Leopolda (o del Nazareno...) – e “pupillo” di Renzi
Per il Calcolo delle “possibilità” (e non Probabilità, che è un calcolo scientifico), il vincitore delle Primarie sarebbe Sala per cui ritengo utile fare un’analisi dei suoi trascorsi e comportamenti.
Ma meglio di come possa io analizzare la “conversione” di Sala alla Sinistra, lo ha fatto Gianni Barbacetto nell’articolo che allego “Oggi Sala fa il compagno. Ieri era l’uomo della Moratti”, che vi invito a leggere.
Gradirei infine il vostro parere oltre a notizie su Antonio Iannetta che non conosco affatto, su Francesca Balzani, della quale non conosco molto e su Pierfrancesco Majorino che invece conosco bene da molto tempo.
Cordiali saluti e... Buona Discussione
Sono partite le Primarie del Centro-Sinistra. Chi vincerà? E chi vincerà, sarà anche il Sindaco? | e-participation ed eventi a Milano e sua area metropolitana: cittadini e amministratori assieme per una citta' partecipata